Il criminologo


a cura di Cosimo Cordaro
direttore editoriale

Il criminologo
Alla scoperta di una professione affascinante ma difficile


JESSICA OCCHIPINTI

Perito Criminologico


Attualmente svolge attività di perito criminologico, di ricerca investigativa, vittimologia, crime analysis, web analytics, sicurezza informatica e presta supporto alle parti coinvolte in crimini violenti.

Il lavoro svolto quotidianamente consiste nell’analizzare la fenomenologia dei principali delitti, ossia il modo comportamentale con cui essi si manifestavano concretamente.

Un’altra attività messa in atto consiste nell’individuare le possibili classificazioni dei reati nonché una precisa ed attenta analisi dei comportamenti messi in pratica da persone socialmente problematiche.

Diversi incarichi da ricordare sono: perizie criminologiche per numerosi casi di forte rilevanza mediatica ma anche collaborazioni nelle investigazioni private e nelle indagini difensive a tutela di Privati.

Sempre più spesso criminologo e investigatore privato si ritrovano a collaborare per risolvere casi complessi e non.

Per conoscere meglio questa figura professionale abbiamo intervistato la criminologa Dottoressa Jessica Occhipinti che, grazie alle sue capacità professionali, oggi collabora costantemente con professionisti ed esperti del settore.

Come si diventa e chi è il criminologo oggi in Italia?

Prima di spiegare come diventare criminologo è bene fare un breve excursus sulle origini di questa disciplina. I primi albori della criminologia si possono ricondurre al periodo illuminista e il padre fondatore è il giurista italiano Cesare Beccaria. Il “testo zero” della criminologia italiana infatti è il trattato del Beccaria “Dei delitti e delle pene”. Dal 1846 la criminologia si consolida come scienza autonoma.

Per diventare criminologo non basta avere passione per la cronaca nera, ma, a secondo dell’aspetto che più ci affascina si devono scegliere percorsi universitari ben definiti.

Ovvero: Facoltà di Legge se ci si interessa agli aspetti più giuridici o Facoltà Psico-sociologiche se si è interessati alla sfera clinica della materia.

In Italia, la figura del criminologo è piuttosto limitata rispetto al contesto internazionale, ma in compenso è molto “chiacchierata”. Questo avviene perché ad oggi in Italia non è presente una regolamentazione di questa figura professionale, ma gli sbocchi lavorativi sono molteplici per chi affronta questo percorso lavorativo con serietà e una formazione tecnica adeguata. Sottolineo nuovamente questo concetto perché, sulla piazza nazionale sono presenti numerosi presunti “esperti del crimine” che si sentono liberi di definirsi tali solamente perché non esiste un ordine dei criminologi. Quindi attenzione a chi specula intorno alla figura del criminologo. Se non si è in possesso di un diploma di laurea specialistico o non si gode di alcun riconoscimento dal punto di vista giuridico, la validità della loro professione sarà pressoché nulla.

Ad oggi il criminologo in Italia è colui che studia in modo analitico il reato, le vittime e gli autori.

Quali differenze ci sono, per questa professione, tra Italia e il resto del mondo?

In Italia il criminologo opera prevalentemente in qualità di professionista specializzato in ambito psichiatrico-forense come CTP ovvero consulente tecnico di parte, CTU consulente tecnico d’ufficio, come esperto nella consulenza aziendale in termini di sicurezza, come specialista nel Tribunale dei minori, come giudice onorario, all’interno delle carceri come esperto in materia di trattamento oppure in via del tutto eccezionale come collaboratore delle Forze dell’Ordine.

La differenza sostanziale tra le attività criminologiche in Italia e ad esempio negli Stati Uniti è che, nel BelPaese il criminologo-profiler, tramite la sua attività, fornisce un aiuto concreto all’attività di indagine ma, non costituisce in nessun caso un elemento di natura probatoria utilizzabile a fini dibattimentali. Nella legislazione americana quindi è evidente come questa figura sia dominante e centralizzata, mentre in Europa la “cultura” dell’esperto in crimini sia pressoché inesistente.

Chi sono i “clienti” è perché generalmente ci si rivolge ad un criminologo?

In parte ho risposto a questa domanda nel precedente quesito. Completo dicendo che il “cliente” tipico del criminologo è colui che ha bisogno di supporto in un’analisi di un evento criminoso. Come ad esempio in casi di omicidio senza movente apparente; omicidi a carattere seriale; omicidi di particolare crudeltà e casi di violenze sessuali gravi.
Si deve far differenza tra: la ricostruzione della scena del crimine, l’elaborazione del profilo criminologico del reo e la classificazione delle vittime.

Criminologo e investigatore privato collaborano e può essere una sinergia vincente?

Personalmente parlando, posso affermare di collaborare costantemente con studi di investigazioni di livello nazionale, avvocati penalisti e civilisti.

Alcune attività in ambito criminologico consistono in indagini per violenza domestica, indagini per violenza su minori, indagini anti-stalking e in questi casi avere un supporto investigativo risulta fondamentale.

Quali sono i lati più affascinanti della professione?

Aver a che fare con la sfera della criminologia equivale a confrontarsi costantemente con qualcosa che non fa parte &ldqu
o;della normalità”. Si ha a che fare quotidianamente con dinamiche che i più definiscono “un mondo pericoloso” “macabro” “oscuro”, ma che per me, da esperta del settore è semplicemente un lavoro poliedrico e multiforme come i reati che mi ritrovo ad analizzare o come le personalità, i moventi, e gli stati emotivi che, dopo ore, giorni e mesi di analisi mi entrano sotto pelle e fanno parte di me. Ovviamente alla base di questa professione deve esserci una grande capacità deduttiva e una forte passione. 

Quali quelli più problematici?

Emotivamente si è molto presi. Non sempre si riesce ad essere freddi e distaccati come dice il protocollo. Si tende a non staccare mai la spina. Le attività di criminologia investigativa solitamente non hanno orari e non ci si stupisce se si riceve una chiamata alle 2 del mattino o se ci si ritrova chini su una scrivania a studiare una copia degli atti per sei ore consecutive senza essersene accorti, totalmente estranei dal mondo che ci circonda.


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