Il Governo è morto, lunga vita al Governo!


a cura di Cosimo Cordaro
direttore editoriale

Il Governo è morto, lunga vita al Governo!

Con l’inatteso cambio di Esecutivo tornano sul tavolo, in attesa di soluzioni non ancora raggiunte, tutti i grandi e piccoli problemi dei nostri comparti. Noi, ai quali piacciono poco i discorsi sulle mescolanze di colore e molto i neutri fatti, chiediamo come al solito attenzione. E magari passi avanti.


Ci risiamo.

Nella cornice del nostro editoriale, per sua natura periodico, sta ormai diventando un appuntamento… fisso, a sua volta. Di cosa stiamo parlando?


Naturalmente dell’intervento per salutare un nuovo Governo, ricordare lievemente le nostre aspettative, augurare lunga vita e ottima salute e tutto il resto che ormai ben conosciamo, non fosse altro che in nome della consuetudine.

Occorre rilevare che la frequenza non rappresenta di per sé una sorpresa, ne’ una novità: il susseguirsi a raffica di esecutivi rinnovati non inizia nel nostro Paese con la comparsa di StopSecret in Rete (di questo, almeno, non siamo colpevoli) ma si tratta di un dato storico-politico quasi endemico, che marchia la storia d’Italia da molti decenni, se non dall’origine.

E così ci troviamo, a poco più d’un anno di distanza, a riporre le nostre speranze nel Conte-Bis.

A luglio del 2018 ci eravamo dilungati un pochino nell’elenco e nella spiegazione dei nostri desiderata (vi rimandiamo a quell’articolo, se ve lo siete perso allora), sfoderando anche un moderato ottimismo, dato che le premesse, almeno su alcuni dossier, sembravano buone.

Inutile dire che, da un lato a causa della brevità dell’impegno governativo, dall’altro per diverse ragioni che qui non desideriamo approfondire (le solite), di risultati concreti ne abbiamo raccolti… pochini.

Ora, saremo brevi. Non ci interessa la colorazione del governo, giallo-rossa piuttosto che giallo-verde. Partiamo sempre dal presupposto che l’Esecutivo, almeno nelle intenzioni, cercherà di fare il meglio per il Paese e anche per le sue categorie economiche e produttive. Non ci interessano felpe, t-shirt, accappatoi con le scritte “Recupero Credito”, “Discipline forensi”, “Sicurezza privata”, “Detective”.

Chiediamo, con la consueta pazienza e a volume accettabile, ma con determinazione, poche parole e una manciata di fatti. I temi principali? Sono sempre quelli: maggiore dignità per gli operatori della sicurezza, accesso alle banche dati della PA da concedere agli investigatori, riforma e collaborazione con il settore pubblico per il recupero crediti.

Senza ovviamente chiudere nel cassetto una serie d’istanze minori, ma non meno importanti.

Possiamo dire che esistano condizioni iniziali in grado di alimentare qualche dose di speranza? Qualche dato ci conforta? Certo. Il PD al quale fa capo quel Marco di Maio cui era intestato il famoso DDL contenente la proposta di riforma organica del settore, elaborata insieme a Unirec, è di nuovo nella maggioranza che siede ancora a Palazzo Chigi; allo stesso Partito Democratico appartiene l’ex senatrice Lucrezia Ricchiuti, che aveva firmato la proposta di legge “Misure per il recupero dei crediti insoluti nella pubblica amministrazione” è tornato a governare.

La nostra preghiera è solo una: andiamo avanti con quanto di buono già predisposto, in precedenza, da quelle personalità istituzionali, in quel contesto. Ne abbiamo bisogno noi operatori, ne trarranno giovamento migliaia di cittadini.

Buon lavoro e in bocca al lupo

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