Investigatore: ma dove vai, se il tesserino non ce l’hai?


a cura di Cosimo Cordaro
direttore editoriale

Investigatore: ma dove vai, se il tesserino non ce l’hai?

Si torna al lavoro, dopo le vacanze, anche quest’anno senza la tessera ufficiale che gli operatori delle investigazioni richiedono da anni. Le Istituzioni sono d’accordo, sulla carta, da un pezzo. Ma è ora di mettersi al lavoro e realizzarla.


L’estate sta finendo e un anno se ne va… senza che gli investigatori privati possano contare su un tesserino uniforme e ufficiale, emesso e convalidato da adeguati organi dello Stato. Sono i primi 365 giorni trascorsi senza ottenere nulla su questo fronte? Assolutamente no. Senza sforzare troppo la memoria, basta tornare al non lontanissimo 2012, quando Federpol, a nome degli investigatori, inviava un’accorata preghiera sull’argomento all’allora titolare del dicastero degli Interni, Annamaria Cancellieri.
Diteci la verità, speravate in un rientro dalle vacanze mite, rilassato e pacifico, mentre invece ci ritrovate, alla ripresa dell’attività, barricadieri come non mai. Pensate, però, che si tratta anche in questa occasione dei nostri diritti, di professionisti, lavoratori e anche di cittadini. E della possibilità di svolgere i nostri compiti in modo dignitoso, riconosciuto, gratificante. Quale occasione migliore dell’annuale “back to work” per affrontare un argomento importante e scottante?
E, per non perdere la bussola, riproponiamo, corretti e aggiornati, proprio i punti affrontati da quell’ormai antica missiva firmata Federpol.

Tutto ebbe inizio con la nota riforma del settore, datata 2008, che prevedeva tra le altre cose il decreto ministeriale in materia di capacità tecnica e qualità dei servizi di vigilanza ed investigazione privata. Questo documento, grazie alla collaborazione di tutte le parti in causa, vide la luce nel 2010. Ma mancava ancora allora, come manca oggi, il “simbolo” – di non esclusiva valenza simbolica -, quel famoso tesserino di riconoscimento, contemplato dall’art. 254 del regolamento d’esecuzione T.U.L.P.S, che solo chiuderebbe il cerchio della riconoscibilità necessaria per poter svolgere adeguatamente la professione.


La dignità lavorativa e finanche l’operatività di detective non è racchiusa, certo, in un badge. Ma la differenza con i tanti ciarlatani o improvvisati, l’autorevolezza di una professionalità che scaturisce da studio, specializzazione, esperienza, la testimonianza di una serietà accertata – tutti concetti che alla fine incidono sul rapporto con il cittadino-cliente e nelle garanzie a lui offerte e immediatamente percepite – meritano senza dubbio di essere concentrate in uno strumento dal valore oggettivo. Prodotto e rilasciato, quindi, dietro opportune verifiche, dallo Stato.
Non occorre in questa sede, riteniamo, spendere una sola parola in più per spiegare come non giudichiamo sufficiente una tessera prodotta in proprio, sulla falsariga della tessera assegnata agli addetti ai servizi di controllo nei locali di pubblico spettacolo.
Cosa chiediamo, tanto per cambiare, alla “politica”, al legislatore, alle amministrazioni competenti? Semplice. Di rimettere in moto la macchina delle procedure che condurranno alla realizzazione di questo indispensabile “pezzettino di carta”.

Non occorre aggiungere che noi, da parte nostra, siamo pronti a collaborare e sederci a qualunque tavolo. Dimostrando, a partire da quella sede, la professionalità che già sappiamo esserci riconosciuta, ma che auspichiamo venga distillata in un tesserino che costa poco, a tutti, ma vale molto, per tutti.


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