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Perché indagare? Indagare, ma perché? Se il database non c’è?


a cura di Redazione
segreteria di redazione

Perché indagare? Indagare, ma perché? Se il database non c’è?
oggi l’investigatore privato in Italia, professionista riconosciuto e qualificato, ha accesso ai database pubblici nella stessa misura di tutti gli altri cittadini

Si inaugura oggi l’editoriale di StopSecret Magazine. Un appuntamento che si rinnoverà nei primi giorni del mese, consultabile sul nostro portale. Una chiacchierata tra noi che siamo 'addentro'. Impressioni a caldo o a freddo su temi roventi o di fondo. In ogni caso questioni che stanno a cuore a molti, di cui StopSecret Magazine desidera farsi interprete, anche e soprattutto per dare voce a diverse tematiche. Tu chiamale, se vuoi, meditazioni, considerazioni, idee in libertà. L'importante, crediamo, è parlarne per non perderle di vista e non lasciarle mai cadere nel dimenticatoio.
A rileggerci a luglio, magari sotto l'ombrellone.

Erano i favolosi anni Sessanta e i Camaleonti si chiedevano il motivo di esibirsi in una canzone senza l'indispensabile trasporto assicurato da un sentimento d'amore. Oggi è il secondo, nuvoloso decennio del Duemila e noi li parafrasiamo, domandandoci l'utilità di un'investigazione quando siano preclusi dalla legge i mezzi per favorirne il buon esito economico e pratico, in favore del cliente.
Ma andiamo con ordine.

È capitato a tutti, succede di continuo per chi esercita la professione. Settimane o mesi di faticoso lavoro per finire con in mano “un pugno di sabbia”, prendendo di nuovo a prestito dal patrimonio melodico dei Sixties nostrani. Il debitore non possiede nulla di aggredibile: niente beni, conti aridi, mezzi già pignorati, magari da creditori pubblici, o intestati a terzi. Niente da fare, signor cliente, è andata male, si rassegni. Resterebbero in sospeso però questo paio di migliaia d'euro per le nostre attività, se ha pazienza un secondo le fornisco l'IBAN per il bonifico. In capo al professionista l'imbarazzo di richiedere il compenso per un lavoro effettivamente svolto, ma in fin dei conti inutile, per il disgraziato cliente oltre al danno, la beffa.
È un esempio come tanti altri, riferito allo scenario delle indagini per il recupero di un credito, ma potremmo rintracciare situazioni simili nell'attività quotidiana di ciascun operatore di settore, in ogni ambito investigativo: famiglia, azienda, assicurazioni… La musica è sempre la stessa: oggi l'investigatore privato in Italia, professionista riconosciuto e qualificato, ha accesso ai database pubblici nella stessa misura di tutti gli altri cittadini. Non un corridoio in più, non una risposta di meno.

Impensabile accedere alle banche dati della pubblica amministrazione al fine di ottenere in breve e con poco sforzo, prima di avviare costose attività di ricerca, buona parte delle informazioni basilari per chiudere in poco tempo o addirittura valutare l'opportunità stessa dell'indagine?
Assolutamente no, anzi c'è chi oggi lo può fare,  come ben sappiamo, grazie a recenti e intelligenti riforme: è l'ufficiale giudiziario, in pendenza di un'azione condotta per le vie processuali. Egli può interrogare dal suo PC Anagrafe Tributaria, database degli Enti Previdenziali, Anagrafe dei conti correnti e PRA, così da stilare elenchi, tra i quali il ricorrente sceglierà beni e rapporti su cui rivalersi, e far decretare il fermo amministrativo di veicoli “sensibili”.

E l'investigatore? Quello no, questione di privacy. Eppure si tratta del più qualificato professionista in grado di fornire risposte che, addirittura, in innumerevoli casi, eviterebbero al cittadino perdite di tempo ed esborsi di denaro; nel caso di crediti inevasi persino gli oneri e le spese della semplice apertura di un procedimento giudiziale.
Stop: questo, attualmente, è lo status quo. E non è un secret.

Si può migliorare? Secondo noi sì e lo si deve fare, incidendo possibilmente sul nuovo Regolamento Europeo, in tema di esenzione dell'investigatore privato dall'obbligo di informativa all'interessato e ai terzi, per cominciare. Come hanno chiesto le più alte cariche Federpol il 22 marzo scorso, in occasione dell'incontro con una delegazione dell’Autorità Garante della Privacy

E noi di StopSecret Magazine, nel nostro “piccolo”, lo sottolineiamo da anni, per esempio nel corso delle due edizioni di "Credito: tutti per uno, tutela per tutti". La professionalità delle agenzie di investigazione privata è un valore il cui riconoscimento molto deve alla possibilità di effettuare verifiche preventive, rispetto all'autentica attività d'indagine sul campo: unica via per evitare al cliente trepidanti attese e conti salati, a volte troppo rispetto ai risultati ragionevolmente auspicabili. In questo senso, però, l'investigatore ha pochi strumenti a disposizione rispetto addirittura al cittadino qualsiasi, giova ripeterlo.

Tutela della privacy prima di tutto? Siamo assolutamente d'accordo. Ad un eventuale tavolo tecnico di discussione proporremmo e sosterremmo rigidamente pene severe per scongiurare e punire gli abusi come interrogazioni o diffusione dei dati senza mandato professionale e motivo accertato. Qui non si discute. I leggeri, i disonesti, gli imprudenti, i curiosi vanno puniti. Se in gioco c'è la privacy, occorre che il diritto da far valere in cambio di uno sguardo approfondito sulle posizioni di un secondo cittadino sia reale, forte, indiscutibile. A tutt'oggi, però, grazie a una chiusura che noi riteniamo eccessiva e obsoleta, si sacrifica la tutela veloce e incisiva di molti diritti per la protezione costi quel che costi – sacrosanta negli intenti ma sovente inadeguata alle situazioni reali – di una riservatezza che spesso consente la continuazione di condotte illecite e/o lesive.
Vogliamo discutere seriamente di questo e di molto altro?
Associazioni di categoria, istituzioni, Garante: il tempo è giunto. Noi ci siamo, voi, se e quando sarete pronti, battete un colpo. Ci auguriamo di sentirlo prestissimo. La tavola l'apparecchiamo noi: non nascondiamoci niente.

di Cosimo Cordaro
© Riproduzione riservata

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