Virus ed economia: fermi tutti, ma spingendo in avanti.


a cura di Cosimo Cordaro
direttore editoriale

Coronavirus potrebbe alimentare una crisi simile a quella del 2008. Le istituzioni stanno reagendo e alla fine del “tunnel” si apriranno, fatalmente, molte opportunità. Usiamo tecnologia e intelligenza: continuiamo a lavorare per gettare un ponte verso quel domani.

Aggiornamenti dall’epoca Coronavirus: siamo allo stop quasi totale.
Di cosa? Di tutto, si può dire.
Dopo le scuole e le università, dopo bar e ristoranti, l’esigenza di bloccare la diffusione del contagio impone, ormai, l’altolà pressoché generalizzato di attività industriali, commerciali e dei servizi.
Ci si muove sempre di meno (non solo nel senso stretto dei trasporti e degli spostamenti): a parte ospedali, per forza di cose, e grande distribuzione organizzata, per necessità di quarantena, va esaurendosi anche la forza d’inerzia dell’export, con l’inevitabile diffusione della malattia agli altri Paesi e lo speculare rallentamento, se non sospensione, del lavoro nei nostri mercati più importanti: Francia, Germania, UE in generale e Stati Uniti.
E fatalmente, sullo sfondo di una tale desolazione, si fa strada nelle menti e nelle analisi la tanto temuta e tragica parola: recessione.

L’abbiamo già sentita, naturalmente, anche di recente. Era il 2007-2008, e sul crollo di Lehman Brothers (in realtà né inaspettata, né la prima scossa tellurica nel panorama finanziario americano), s’innestava la crisi cosiddetta dei mutui subprime, che poi in Europa e proprio qui da noi divenne la crisi dei debiti sovrani.
L’Italia, purtroppo, non ne è mai uscita del tutto, grazie ai suoi fondamentali economici traballanti, nonostante segni industriali positivi e avanzi primari lusinghieri. Questo dato influisce in modo pesantemente negativo, com’è naturale, anche sulle possibilità sistemiche di affrontare con saldezza questa nuova, più forte tempesta.
Tutto sommato, però, 12 anni fa “abbiamo retto”, si dirà. In parte è vero. Va però ricordato che questa volta ci troviamo di fronte a un cosiddetto shock “esogeno”, ovvero a un processo che parte all’esterno dei meccanismi economico-finanziari e si impone a questi ultimi con tutta la forza cogente dei governi e delle drammatiche priorità sociali e sanitarie, impedendo, almeno in via provvisoria, l’azione degli anticorpi industriali e dei mercati.

Una condanna senza appello?
Non proprio. Di sicuro una gran bella gatta da pelare, per tutti. La più dura che ci potesse capitare, nella nostra avventura umana, professionale, imprenditoriale.
Diciamo che tre considerazioni ci fanno scorgere qualche raggio di sole, certo ancora lontano, visto da qui.
In primis una constatazione generale: dopo la notte, anche quella lunghissima polare, il giorno torna fatalmente. Dopo ogni crisi si aprono grandi scenari di opportunità e di entusiasmo. E la reazione comune, il senso del dovere e di sacrificio dimostrato una volta di più dagli italiani (e di tutti gli altri, ciascuno con i… propri tempi) ci mostrano come un futuro, per chi abbia voglia di costruire, ci sia eccome. Magari un po’ diverso dall’oggi cui eravamo abituati, anche pigramente in alcuni casi.

In secondo luogo si assiste, giorno dopo giorno, a una sempre più ampia presa di coscienza, da parte di tutti i governi e delle istituzioni internazionali, che la situazione richiede interventi eccezionali. I cosiddetti bazooka, di cui parliamo in queste settimane, che si stanno concretizzando, lentamente ma inesorabilmente, in sostegni alle attività economiche, ai lavoratori e alle professioni, in aperture di credito, in defiscalizzazioni, in deroghe ai patti di stabilità, in poderosi puntelli alla tenuta, seppur complicata e non senza cicatrici.
Quindi, arginato il virus, il “sistema” apparirà per diversi aspetti sorretto da solide impalcature e percorso da nuove energie. Starà a noi, uomini e organizzazioni sul campo, farne buon uso. Approfittarne in modo sano, per sprigionare opportunità inedite, aprirle a tutti. Senza accomodarsi sul divano dell’assistenzialismo, ça va sans dire.  Altrimenti staremo già gettando i semi per un nuovo collasso, con il prossimo fortunale, che si spera lontano, ma che soffierà, prima o poi.

Infine, una raccomandazione che ci sta particolarmente a cuore. Se possibile e per quanto possibile non fermiamoci del tutto. Perché? Perché si può fare, come stiamo già ampiamente dimostrando, e si può fare anche nel nostro settore: smart working, gestione delle pratiche da remoto, pagamenti online; il giusto impegno da parte degli operatori a “non mollare”, nell’interesse comune, la corretta flessibilità e una benefica apertura da parte di tutti gli stakeholders. E molte altre possibilità che sono a portata di mano.
Un buon “dopo” è possibile, ma occorre sin d’ora gettare un ponte e non perdere la bussola. Impegnarci un poco, giusto quello che ci è concesso, oggi, è l’unica premessa possibile per guardare con speranza, se non con ottimismo sfrenato, al domani.

In bocca al lupo a tutti noi. Insieme #andratuttobene

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