1 azienda su 10 a rischio per effetto Coronavirus


a cura di Redazione
segreteria di redazione

Nei giorni scorsi Cerved ha pubblicato uno studio sull’impatto del Coronavirus sull’economia italiana nel caso in cui la crisi dovesse perdurare fino a fine anno


Se già l’economia italiana stava registrando una crescita piuttosto contenuta, l’emergenza Coronavirus ha rallentato ulteriormente lo sviluppo, proiettando di fatto il Paese verso uno scenario a rischio. È quanto emerso dall’ultimo report pubblicato da Cerved nei giorni scorsi, intitolato “Impact of the Coronavirus one the Italian non-financial corporates”, che coinvolge un campione di circa 25 mila rating e rappresentativo del comparto delle aziende italiane.

Lo studio si focalizza sugli effetti che l’epidemia potrebbe avere sulle imprese se lo stato di crisi perdurasse fino a metà anno o fino a fine anno. Nella prima ipotesi, la probabilità di default delle aziende salirebbe dal 4,9% al 6,8%, con un minimo del 2,6% per il settore farmaceutico e un picco del 10,6% per il settore delle costruzioni. Se l’emergenza Coronavirus perdurasse invece fino a fine 2020, le probabilità di default salirebbero al 10,4%, con un minimo del 7,5% e un picco del 15,4% per i medesimi settori.

Sulla base di questi due possibili scenari, il numero delle aziende a rischio salirebbe del 7,63% nella prima ipotesi (rappresentando il 15,16% del campione), nella seconda ipotesi invece salirebbe fino al 26% (rappresentando il 33,56% del totale). Il numero delle imprese classificate come sicure scenderebbe del 4,2% nel caso in cui l’emergenza perdurasse fino a metà anno (l’8,37% del campione) e dell’11,61% nel caso si arrivasse a fine 2020 (solo lo 0,96% del totale). Per quanto riguarda invece il grado di affidabilità delle aziende, oltre il 9% del campione in esame passerebbe da un rating investment grade ad un rating speculative grade nello scenario più favorevole, mentre nello scenario peggiore lo spostamento riguarderebbe il 20% delle imprese.

Infine, lo studio di Cerved indica i settori più esposti alle ripercussioni economiche dell’epidemia. Nella fattispecie, le aziende del comparto manifatturiero tessile, che presentano interconnessioni maggiori con la Cina, il settore dei trasporti e il turismo, con quest’ultimo che arriverebbe a livelli di marginalità negativi del -1,3% nel caso in cui lo stato di crisi perdurasse fino a fine anno.

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