Daverio di ACMI: dobbiamo abituarci a gestire scenari in continuo cambiamento


a cura di Redazione
segreteria di redazione

L’intervista di StopSecret Magazine al Presidente dell’Associazione Credit Manager Italia Roberto Giancarlo Daverio

Per superare la crisi post-Covid19 servono interventi mirati, tempi rapidi, preparazione ed esperienza. È quanto afferma Roberto Giancarlo Daverio, Presidente di Acmi, l’associazione nazionale dei credit manager, in un’intervista concessa a StopSecret Magazine.
Daverio ha espresso la sua opinione sulla crisi attuale, sulle misure da adottare per accelerare la ripresa economica e sul ruolo e sulle competenze che il credit manager dovrà avere in questo delicato momento che il Paese sta attraversando.

Dott. Daverio, come si presenteranno le aziende alla ripartenza?
Siamo tutti in attesa della ripartenza e oggi possiamo solo immaginare come potrà essere. Abbiamo avuto diverse crisi nella nostra storia, ma questa, forse per essere positivi, preferiamo paragonarla al dopoguerra, dove la maggior parte della forza lavoro non c’era, ma se la ricorda per i video delle scampagnate al mare o in campagna a bordo della Cinquecento o in sella alla Vespa, frutto della tenacia e della capacità di risollevarsi degli imprenditori italiani. L’importante è avere bene a mente che il dopoguerra non è stato una passeggiata. Credo che i paragoni con il passato siano inutili e a volte fuorvianti. Mi auguro soltanto che avremo lo stesso spirito, le stesse condizioni e la stessa disponibilità al sacrificio che hanno avuto i nostri genitori in quella fase di ricostruzione.

Quali saranno i principali problemi da affrontare sul fronte del credito?
Siamo stati travolti da una crisi immediata, imprevedibile, mutevole, difficilmente gestibile, globale ed accelerata. Dobbiamo abituarci su tutti i livelli a gestire scenari in continuo cambiamento. È una risposta attuale, ma giuro che l’ho recuperata da una presentazione fatta all’Acmi Day del 2008. Cosa abbiamo imparato da quella situazione? Abbiamo sfruttato al meglio tutti questi anni per attuare le contromisure necessarie? O forse pensavamo di essere invincibili per poi accorgerci che il mondo è governato da micro-organismi? I problemi che dovremo affrontare riguarderanno la liquidità, ma ci troveremo di fronte a situazioni molto diverse tra loro. Ci saranno settori che sono stati completamenti chiusi e che non potranno far fronte agli impegni che avevano preso e settori che improvvisamente sono diventati di prima necessità, che hanno avuto un incremento di fatturato importante, ma che non hanno una gestione ottimale del cash flow che gli permette di onorare le forniture ricevute. Ci saranno anche quelli che non riapriranno e ci dovremo confrontare con una norma sulla crisi d’impresa che risulterà non più attuale prima ancora di divenire operativa.

Come valuta le misure per la ripresa economica del Paese?
Doveva essere l’anno della svolta e invece sarà l’anno della sofferenza. Le misure che ha adottato il governo sono misure di respiro, sappiamo che molte aziende avranno una forte crisi di cassa. Non credo che queste misure possano essere risolutive. Sono indispensabili, utili, ma non sufficienti. Ci siamo risollevati dal dopoguerra grazie al piano Marshall. C’è chi ipotizza di adottare l’Elicopter Money con il forte rischio che questa pioggia di soldi, anziché rientrare nel circolo economico finanziario, visto il periodo di incertezza, venga utilizzata come risparmio, vanificando così ogni efficacia. Io personalmente credo che le misure dovranno essere rapide, che per questo periodo ci debba essere più liberalizzazione, meno burocrazia e venga data la possibilità a chi lavora di fare, intraprendere, costruire. La ripresa potrebbe passare attraverso investimenti nelle opere pubbliche, ma occorre rapidità. Avremmo potuto sfruttare questo periodo per risanare strade e scuole.

Quale sarà il ruolo del credit manager in questo preciso contesto?
Dipenderà molto dal professionista e dall’azienda in cui opera. Cosa ha imparato dal 2008 ad oggi? Ha investito su sé stesso? Ha approfondito le sue conoscenze di finanza aziendale? Conosce tutte le forme alternative di protezione e/o supporto al finanziamento? Ha necessarie competenze sulle tecniche dinamiche alternative di recovery? Ha contribuito a creare una credit policy ed ha portato l’azienda in tempi non sospetti a sottoporre i processi ad una gap analysis? Ha certificato tali processi sottoponendoli agli stress test? Questi elementi faranno la differenza in questo momento, nel senso che ci sarà chi avrà un “protocollo” testato che dovrà soltanto applicare e chi dovrà pensare ad una nuova organizzazione. Il credit manager si troverà di fronte ad una quantità inimmaginabile di richieste di dilazioni. La difficoltà sarà comprendere a chi concederle e a chi no. Poi, dovrà capire come erogare nuovi affidamenti in quanto le logiche e le tecniche adottate pre-Covid19 non sono più attuali, oltre ad impostare una nuova strategia di recovery. Se posso dare un consiglio, partirei con una pianificazione dei flussi di cassa per capire se l’azienda dove opero andrà in sofferenza o meno ed eventualmente quando. A questo punto, devo capire quanto posso essere disposto, rispetto alla pianificazione, a concedere una dilazione per mantenere la sostenibilità. Potrei affidarmi a nuove tecniche non basate sui bilanci, ma magari su rassegne stampe territoriali e settoriali, identificare se la richiesta arriva da un cliente impattato da Covid19 e tenerne traccia per poi poter avere report ed analisi a supporto. Concentrare la collection su attività necessarie ed emergenziali e affidarsi ad outsourcing per altre attività come la courtesy call, per chi non impattato, o attività di cash marathon su chi già prima della crisi si trovava in difficoltà. Mai come oggi, in questa situazione di clausura, il network, la credibilità, l’affidabilità, la formazione, la partecipazione ad eventi, l’aver dimostrato di essersi messi in gioco sulle competenze professionali e personali ed aver sottoposto ad audit i nostri processi ci torneranno utili per affrontare questa crisi. Ripeto, anche in questo caso, la rapidità farà la differenza. Ognuno dovrà osservare quello che sta accadendo fuori per migliorare tempestivamente i suoi processi interni e rafforzare le proprie competenze per evitare di essere “forever unprepared”.

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