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Npl, a marzo il nuovo piano Ue


a cura di Redazione
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Npl, a marzo il nuovo piano Ue
Dopo aver presentato il rapporto sui progressi delle banche europee, Bruxelles prevede una serie di interventi da pubblicare entro primavera per ridurre lo stock di non performing loans.

A marzo la Commissione europea pubblicherà il nuovo piano Ue sugli Npl che sarà discusso dai ministri delle finanze europei all’Ecofin del 22-23 gennaio. Il piano, stilato allo scopo di ridurre ulteriormente le sofferenze bancarie, prevede una serie di interventi quali: un modello europeo per la creazione di bad bank nazionali, lo sviluppo di misure per il mercato secondario e il servicing, provvedimenti per aumentare la protezione dei crediti garantiti attraverso meccanismi extragiudiziali, il miglioramento dei dati e le svalutazioni prudenziali sugli Npl derivanti dai nuovi prestiti.

Obiettivo dichiarato di Bruxelles è quello di giungere a un accordo su una garanzia unica dei depositi entro metà anno, pur di completare l’unione bancaria. Durante una riunione tenuta con i direttori dei Tesori Nazionali nei giorni scorsi, il rappresentante della Commissione ha spiegato che l’adozione graduale di una garanzia unica dei depositi (terzo pilastro dell’unione bancaria che prevede anche vigilanza creditizia e fondo di risoluzione) non richiederà nella sua prima fase alcuna condivisione dei rischi. Infatti, il progetto prevederà tre fasi, ovvero riassicurazione, co-assicurazione ed infine piena assicurazione.

In vista della riunione ministeriale del 22-23 gennaio, la Commissione Europea aveva presentato un rapporto con i progressi fatti delle banche europee sui crediti deteriorati. “Il problema dei crediti deteriorati non è ancora risolto” ha affermato in merito il vicepresidente della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis “perciò pensiamo a ulteriori misure per il futuro. Ma stiamo facendo progressi significativi”. Per quanto riguarda l’Italia, lo stesso Dombrovskis ha sottolineato come il Paese abbia “ridotto di un quarto la propria quota di Npl” citandolo come esempio positivo durante la presentazione del dossier. Nell’ultimo anno infatti, l’Italia ha diminuito la quota del totale dei crediti deteriorati del 24,6%, passando dal 16,2% di giugno 2016 al 12,2% di giugno 2017. Meglio ha fatto soltanto la Slovenia, con un calo del 30,4%.

I progressi fatti dal Belpaese nella riduzione dei non performig loans sono stati ritenuti “notevoli” da Bruxelles. L’Italia ha avuto un’inattesa accelerazione e, nonostante i rischi non siano finiti, i risultati ottenuti sono stati definiti “molto incoraggianti”. Rimangono tuttavia alcune criticità sulle insolvenze, dovute ad un sistema giudiziario civile che non funziona come dovrebbe. Il vicepresidente della Commissione europea però frena i facili entusiasmi, ricordando che c’è ancora molto da lavorare “per accelerare il trend positivo” e precisa che “l’Italia è il Paese che fa i titoli sui giornali, ma se guardiamo la quota degli Npl è solo il quarto”, alle spalle di Grecia, Cipro e Portogallo.

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