Npl, previsti 70 miliardi di transazioni nel 2018


a cura di Redazione
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Npl, previsti 70 miliardi di transazioni nel 2018

Secondo il report semestrale di PwC Italia, entro la fine del 2018 lo stock di Npl in seno alle banche italiane dovrebbe ridursi di oltre 70 miliardi di euro


PwC Italia ha pubblicato a giugno il report semestrale “The Italian NPL market” sullo stato di salute del Paese in ottica non performig loans. Secondo quanto emerge dall’analisi intitolata “What’s next?”, nel 2017 lo stock di crediti deteriorati in seno alle banche italiane si è ridotto di 60 miliardi di euro, ovvero del 18,5% rispetto a fine 2016. Per quanto riguarda l’anno in corso invece sono previste transazioni di Npl per un totale di 70 miliardi, che confermerebbero il trend positivo dei primi sei mesi del 2018 con 37,4 miliardi di euro di cessioni (tra i quali spiccano le maxi cartolarizzazioni di Mps, 24,1 milardi, e Intesa San Paolo, 10,8 milardi). Tra le operazioni previste per quest’anno avranno un peso significativo le cessioni tramite la Gacs che, se le cose andassero a buon fine, potrebbe essere rinnovata per altri sei mesi.

In merito alla distribuzione geografica degli Npl, il report di PwC indica una concentrazione maggiore nelle regioni più ricche, con Lombardia e Lazio in testa (rispettivamente 21,9% e 11,1%), mentre l’incidenza più alta si registra al Centro-Sud con la Calabria e Sardegna al comando (18% e 17,1%. La percentuale di crediti deteriorati con garanzie alla base è cresciuta dal 48% del 2016 al 50% del 2017. A fine dicembre 2017 il segmento “corporate & pmi” continuava a rappresentare la maggior parte del campione con un’incidenza del 70%, seguito al segmento “credito al consumo” (21%). Dal punto di vista della composizione dei crediti deteriorati, il settore delle costruzioni e quello manifatturiero rappresentano oltre il 71% del mercato Npl italiano, rispettivamente con il 40% e il 31%. Sul fronte degli Utp, le inadempienze probabili, il valore complessivo a fine 2017 ammontava a 94 miliardi di euro, dei quali l’80% è concentrato nelle prime 10 banche italiane (20,3 miliardi per Unicredit, 17,9 per Intesa San Paolo, 11,6 per Mps). Infine, alla riduzione dello stock di Npl nei bilanci degli istituti bancari, è corrisposto lo sviluppo del mercato del credit management volto a gestire i crediti deteriorati per conto degli acquirenti internazionali.


“Sono stati fatti passi sostanziali, però resta un ammontare rilevante sia di bad loans che di utp, per i quali si sta ancora cercando una soluzione” ha sottolineato Pier Paolo Masenza, responsabile dei servizi finanziari di Pwc “Per il futuro ci aspettiamo un focus sull’ulteriore smaltimento di Npl, che resta una priorità strategica per le banche italiane, e sulla ridefinizione delle attività di recupero crediti, dove potrebbero svolgere un ruolo significativo le challenger bank, più agili, specializzate e digitalizzate rispetto agli istituti tradizionali”.


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