PwC: “In Italia 390 miliardi di Npl”


a cura di Redazione
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PwC: “In Italia 390 miliardi di Npl”

Secondo l’ultima indagine di PwC, in Italia ci sono oltre 200 miliardi di crediti deteriorati nei portafogli degli investitori


Il volume di Npl in Italia ammonta a circa 390 miliardi di euro: è quanto emerso dall’ultima indagine di PwC, network internazionale di revisione e consulenza strategica, legale e fiscale alle imprese.  I crediti deteriorati in seno alle banche italiane sono circa 188 miliardi di euro (di cui 105 miliardi di sofferenze e 83 miliardi di crediti Utp), mentre 202 miliardi sono attualmente nei portafogli degli investitori. I dati sono stati presentati al pubblico il 5 aprile scorso in occasione del “NPE R-Evolution”, evento organizzato da Credit Village nella sede di Borsa Italiana a Piazza Affari a Milano.

Pier Paolo Masenza, Financial Services Leader di PwC, si è detto fiducioso per il 2019 per quanto riguarda il mercato dei crediti deteriorati. Diversi fattori saranno determinanti in questo senso: dal recente rinnovo della Gacs al consolidamento del mercato del servicing e dei multi-origination deal, che permetteranno alle banche meno importanti di vendere portafogli di crediti in modo efficace. Tuttavia, Masenza si aspetta un aumento delle transazioni per i crediti Utp, piuttosto scarse lo scorso anno. Il mercato secondario invece potrebbe rappresentare una strategy exit per gli investitori iniziali, diventando così un’opportunità di re-financing.


Alessandro Biondi, Co-Head of Npl and distressed assets PwC, invece è entrato nello specifico del mercato del servicing. Secondo i dati presentati da Biondi il mercato del servicing è in continua crescita. I dieci migliori operatori per masse gestite (AuM) sono passati dai 121 miliardi di euro in gestione nel primo semestre del 2016 ai  171 miliardi nello stesso periodo del 2018, con un tasso di crescita medio annuo del 19%. I fattori decisivi per un’ulteriore sviluppo del mercato dei servicer  saranno: l’espansione verso le esposizioni ipotecarie, l’ingresso nei mercati Utp e performing, la crescita del sub-servicing, l’espansione verso i mercati emergenti, l’ampliamento dell’offerta e l’integrazione verticale.

 


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