Recupero Crediti, Pasini (UNIREC): “Il DDL Di Maio rappresenta la riforma giusta per andare verso un recupero crediti 2.0”


a cura di Marco Recchi
tastiera all'esperto

Recupero Crediti, Pasini (UNIREC): “Il DDL Di Maio rappresenta la riforma giusta per andare verso un recupero crediti 2.0”
Intervista a Marco Pasini, Presidente di UNIREC


Lo scorso 10 marzo 2017 l’On. del PD Marco Di Maio ha presentato una nuova proposta di legge dal titolo “Riforma delle normative del settore del recupero crediti”.

Per conoscere il punto di vista degli operatori del settore abbiamo intervistato il Presidente di UNIREC – Unione Nazionale delle Imprese a Tutela del Credito – che rappresenta circa l’85% del mercato nazionale del recupero crediti, Marco Pasini.


Come è valutato da UNIREC il disegno di legge dell’onorevole di Maio? Nella riforma giocano un ruolo importante i decreti attuativi; vi preoccupa questo ruolo “regolatorio” demandato al Ministero dello Sviluppo Economico oltre che a quello dell’Interno?
“Il disegno di legge di riforma del settore del recupero crediti, presentato alla Camera il 10 marzo scorso dall’onorevole Marco Di Maio, va nella direzione auspicata da UNIREC per porre le basi del recupero crediti del futuro, ovvero di un recupero crediti 2.0. UNIREC sollecita da tempo una riforma normativa efficace, che adegui il testo attualmente in vigore, risalente al 1931, alle mutate esigenze professionali e di mercato, sino ad oggi gestite attraverso le pur apprezzabili circolari del Ministero dell’Interno. Pertanto UNIREC vede con favore il testo del DDL che introduce quali elementi qualificanti della riforma ‘professionalità e semplificazione burocratica’, rimandando i dettagli operativi ai successivi decreti attuativi da realizzarsi di concerto con gli organismi tecnicamente competenti. In questo leggiamo positivamente un chiaro intento del legislatore di non voler intervenire con una norma “pesante”, evitando così il rischio che la riforma venga superata nel corso del tempo da un’evoluzione poco prevedibile per un settore così dinamico”.

Quali sono i punti di forza di questa riforma?
“Sono diversi i punti di forza di questa riforma, a cominciare dal mantenimento delle competenze presso il Ministero dell’Interno, la cui attività di controllo e monitoraggio ha garantito un elevato grado di sicurezza rispetto all’accesso a questa delicata ed importante professione. Il DDL prevede che le imprese e le singole figure professionali rispettino diversi requisiti minimi di professionalità, determinati con uno o più decreti del Ministero dell’Interno e validi anche per chi opera in sedi estere. Tra i requisiti si menziona il rispetto dei Codici di condotta riconosciuti e, a tal proposito, non posso non ricordare che le imprese associate UNIREC hanno approvato nel maggio 2015 il “Codice di condotta per i processi di gestione e tutela del credito” redatto dal Forum UNIREC-Consumatori.
Ai fini di una opportuna semplificazione burocratica, inoltre, si prevede che l’obbligo di tenuta del registro degli affari possa essere assolto laddove i sistemi gestionali dell’impresa consentano di tracciare i dati necessari per le verifiche degli Organi di controllo. Infine, sempre in un’ottica di maggiore semplificazione e digitalizzazione delle procedure, le imprese potranno accedere alle banche dati pubbliche esistenti, ed in regime di convenzione all’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente nel rispetto di quanto previsto dal codice in materia di protezione dei dati”.

La riforma punta molto su formazione e Certificazione delle attività: cosa ne pensa UNIREC?
“L’attenzione alla formazione delle figure professionali è da sempre un cavallo di battaglia di UNIREC e delle sue imprese come si evince dal nuovo catalogo “Formazione UNIREC 2017”. Il DDL prevede periodici corsi di aggiornamento e qualificazione al fine di garantire la conoscenza e il rispetto della normativa vigente e dei provvedimenti in materia di recupero crediti. Apprezzabile che a definire i percorsi formativi minimi per il mantenimento della certificazione di conformità debbano essere le associazioni di categoria”.

di Marco Recchi
© Riproduzione riservata

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