Investigazioni, simula incidente e durante la malattia lavora in nero


a cura di Redazione
segreteria di redazione

 I dirigenti dell’aeroporto di Genova hanno ingaggiato un investigatore privato per smascherare un dipendente che da quattro mesi era a casa in infortunio e lavorava in nero


Assenteismo, abuso della legge 104, falsa malattia, sono casi molto diffusi in Italia: una piaga per imprese e Pubblica Amministrazione difficile da arginare. Così, sempre più di frequente, titolari e manager d’azienda si affidano a un’agenzia di investigazioni privata nel momento in cui sospettano che uno dei propri dipendenti stia raccontando il falso. Tuttavia, a volte episodi di questo genere assumono i contorni grotteschi di una commedia dei fratelli Vanzina.

È il caso di un operatore dell’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, che dopo aver simulato un incidente stradale in moto, con tanto di falsi testimoni, è rimasto a casa da lavoro per ben quattro mesi in cui nel frattempo ha prestato servizio in nero da un’altra parte.


L’uomo, un 47enne di Chiavari, è stato smascherato da un investigatore privato a cui si sono rivolti i dirigenti dell’aeroporto, che dopo mesi di assenza hanno cominciato a sospettare della veridicità delle affermazioni del proprio dipendente. Infatti, dopo aver pedinato l’uomo, il detective ha scoperto che, oltre a non essere infortunato, in quei mesi di malattia aveva prestato regolarmente servizio per conto delle pubbliche assistenze collegate al 118 del Golfo del Tigullio. 

Nel momento in cui si è mossa anche la polizia di Frontiera, si è iniziato a sospettare che l’operatore aeroportuale si fosse inventato tutto, perfino l’incidente. Gli agenti hanno scoperto che al pronto soccorso gli furono riscontrate contusioni ad una gamba guaribili in 5 giorni, perciò rimane poco chiaro come mai sia potuto rimanere a casa per quattro mesi. Nel banco degli indagati sono finiti i sanitari del pronto soccorso e il medico di famiglia colpevoli di aver avvallato il falso. Inoltre, poco chiara risulta anche la versione di una donna che avrebbe affermato di aver assistito all’incidente. In questo caso è emerso che durante l’accaduto il suo cellulare risultasse agganciato ad una cella di Recco.

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