Utilizzo del motion capture e dell’analisi del movimento nei casi di riconoscimento video


a cura di Redazione
segreteria di redazione

Utilizzo del motion capture e dell’analisi del movimento nei casi di riconoscimento video
Con l’aumento delle telecamere di sorveglianza pubbliche e private in un numero talmente ampio da coprire intere strade di aree urbane senza discontinuità, l’analisi degli audiovisivi è diventata, all’interno delle indagini investigative, tra i primi, se non il primissimo materiale da acquisire.


Così come è aumentata la tecnologia di sorveglianza, allo stesso modo chi compie illeciti di una qualsiasi natura tende a camuffarsi in maniera tale da non poter essere identificato e, sapendo quanto l’identificazione sia importante ai fini giuridici, spesso ciò rappresenta un serio problema.
Sebbene alcuni camuffamenti siano molto semplici e non mettano in discussione l’identificazione di una persona, la maggior parte di essi sono fatti da professionisti, con mezzi tra i più vari, quali parrucche, ringrossi artificiali negli abiti e lenti a contatto per gli occhi.
 In questo articolo non ci occuperemo tanto del riconoscimento diretto di una persona, ma della ben più utile esclusione di un soggetto che potrebbe essere un nostro cliente.


Sebbene molti comportamenti, davanti ad una telecamera, possano essere finti e artificiosi, la deambulazione non può essere contraffatta, poiché è complessa e legata alla personale anatomia umana di ciascuno di noi. La semplice camminata comprende due fasi, dette appoggio e sospensione, queste si dividono poi in altre quattro fasi, le cui combinazioni delle varie tipologie sono uniche per ogni persona. L’analisi tramite motion capture, oltre alle personali caratteristiche di deambulazione, è in grado di fornirci anche molti altri dati.

L’analisi della deambulazione è legata al movimento dei singoli punti nello spazio che vengono ripresi da speciali telecamere tramite dei marker, maggiore è il numero di marker, maggiore sarà la precisione con cui il movimento verrà ricostruito. La sperimentazione ha mostrato come oltre i venticinque marker il movimento si possa definire unico. Dal modello che se ne ricava è possibile creare un’animazione 3D che può essere fermata in ogni singolo fotogramma per l’analisi. Un’altra cosa fondamentale è la possibilità, possedendo un modello tridimensionale, di cambiare il punto di vista, in modo da poter avere un confronto campo/controcampo nel caso di riprese multiple.

Il confronto tra la persona presente nel video ed il sospettato, che è stato sottoposto ad analisi, può essere operato su più punti. Un primo punto è l’oscillazione delle braccia che si diversifica tra il movimento della spalla e quello del gomito fino alla possibile analisi di quello del polso. Se questo non dovesse bastare, la basculazione delle spalle, quella della testa e l’oscillazione del punto di equilibrio sono molto vicini all’unicità per ognuno di noi.

Potrebbero essere fatte molte altre considerazioni; nella sperimentazione e nella giurisprudenza prodotta si è visto come cinque secondi di deambulazione oppure un’azione compiuta, quale aprire una porta, portino in entrambi i casi, alla possibilità di esclusione assoluta di un sospettato.
Infine citiamo anche il fatto che a livello podoscopico l’analisi può essere ancora più approfondita, in quanto è possibile analizzare il singolo peso sulle diverse parti del piede, permettendo di distinguere fasi uniche di heel strike (distacco del tallone dal suolo) e toe off (distacco delle dita) e tutte le loro ripercussioni in sulla testa e sul bacino. Se non è un’impronta digitale, ci manca davvero poco.

di Ivan Paduano
© Riproduzione riservata


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