E’ tatuaggio-mania: oltre 2.500 imprese in più in 5 anni


a cura di Redazione
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E’ tatuaggio-mania: oltre 2.500 imprese in più in 5 anni

A fine 2017 gli imprenditori che aprono nel mondo dei tatuaggi sono 4mila, 1 su 3 è donna. Roma ‘capitale’ per numero di imprese, in Umbria cresciute 7 volte


Una storia, una persona, un percorso di vita da raccontare, un tatuaggio. Ci si tatua per ricordare il passato, dove si è riusciti ad arrivare, per lanciare al mondo un messaggio di appartenenza in cosa ed in chi ci identifichiamo e crediamo.

Ci si può certo tatuare anche per ornamento, per trasgressione, per moda. In un’epoca che esalta l’unicità della persona – ma al tempo stesso spinge verso l’omologazione – la scelta del proprio corpo come luogo del processo di individuazione spiega la crescente diffusione di questo fenomeno antichissimo (la pratica del tatuaggio risale al 3.000 avanti Cristo) e, con esso, il numero di chi ne ha fatto un’impresa. Se nel 2012, lungo lo stivale erano solo 1.300 le realtà che operavano tra tatuaggi e piercing, alla fine dello scorso anno rispondevano all’appello quasi in 4mila. Un balzo che, in un solo lustro, ha visto moltiplicarsi di due volte la costellazione degli ‘artisti della pelle’.


E’ quanto emerge dall’analisi condotta da Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio tra il 2012 e il 2017.

In termini assoluti, sono le grandi città come Roma (306), Milano (272) e Torino (216) a guidare la graduatoria per il maggior numero di imprese impegnate nel settore del tattoo e del piercing. A seguire si affacciano città medio-grandi del Nord come la coppia Brescia-Bergamo (rispettivamente con 147 e 123 realtà) e del Centro, come Firenze (115). Napoli (104), prima ed unica realtà del Mezzogiorno nella top-ten, chiude il gruppo delle città, che al 31 dicembre 2017, presentava più di 100 imprese del settore.

Ma chi sono i titolari di un’impresa di tatuaggi e piercing? Il 94% delle aziende del settore è costituito nella forma di impresa individuale, nel 31% dei casi il titolare è una donna, una percentuale molto più elevata rispetto alla presenza delle imprese femminili sul totale delle imprenditoria italiana (22%). Le donne sono più presenti nella classe più giovane (under 30) dove rappresentano oltre il 35%. Mentre gli uomini la fanno da padrone nella classe “over50” dove superano il 77%.

A livello regionale, la classifica dei primi tre posti vede al vertice la Lombardia (902 imprese), seguita, a grande distanza, da Lazio (440) ed Emilia-Romagna (373). Osservando la crescita nel periodo considerato, i dati mostrano invece una rincorsa delle regioni del Centro-Sud su quelle del Nord. L’aumento più marcato (+7 volte) si registra infatti in Umbria, dove le imprese del settore sono passate da 10 a 73 in cinque anni. A seguire la Calabria, dove oggi i tatuatori sono 4 volte più numerosi rispetto al 2012 (da 12 a 64) e Basilicata e Molise, passati rispettivamente da 6 a 28 e da 4 a 11.

I dati mostrano infine una discreta presenza in questo mercato di imprese giovanili e femminili: la metà delle 4mila realtà presenti in Italia fa infatti riferimento ad aziende under35 mentre 1 su 3 è donna.


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