Gestione e Recupero Crediti alla luce della riforma della giustizia e dei nuovi poteri degli ufficiali giudiziari


a cura di Marco Recchi
tastiera all'esperto

Gestione e Recupero Crediti alla luce della riforma della giustizia e dei nuovi poteri degli ufficiali giudiziari
Il punto di vista del mondo bancario nelle parole di Oreste Vidoli, Credit Manager di UniCredit ed esperto del settore


La riforma della giustizia ed in particolare i nuovi poteri di indagine degli ufficiali giudiziari impattano fortemente nell’attività di recupero crediti, per questo motivo StopSecret Magazine ha fortemente voluto condividere il punto di vista della prima banca italiana. Nell’intervista che segue, Oreste Vidoli, credit manager di grande esperienza illustra ai lettori le politiche di UniCredit in ordine alla gestione delle informazioni e soprattutto esprime un qualificato parere sulla riforma della giustizia.

Rinviando gli approfondimenti necessari al convegno del 22 aprile prossimo. Buona Lettura:


Quali sono le policy di UniCredit in ordine alla gestione delle informazioni dei clienti a recupero?
Unicredit è vincolata al rispetto della stringente normativa in vigore, come titolare del credito, ha a disposizione un approfondito set informativo raccolto all’atto della sottoscrizione del rapporto con la Banca da parte del Cliente. Per quanto ovvio il Cliente rilascia il consenso al trattamento dei suoi dati ai fini della gestione dei contratti intrattenuti con la Banca. Ciò nonostante, in un tessuto socio-comunicazionale evoluto, le informazioni diventano velocemente obsolete: residenza, attività lavorativa, reddito annuo, composizione del nucleo famigliare, situazione economico finanziaria, indirizzo e-mail, per poi arrivare alla madre di tutte le informazioni in ambito di recupero crediti stragiudiziale e bonario, ovvero il numero di telefono. Fino a qualche anno fa uno degli “eventi discriminanti” per l’erogazione di un finanziamento era la presenza di un’utenza di telefonia fissa corrispondente all’indirizzo di residenza da un certo lasso di tempo. Questo era un dato che contribuiva a certificare la veridicità delle informazioni raccolte e dal Cliente, ma soprattutto consentiva un margine affidabile di reperibilità del Cliente. Oggi è del tutto ovvio che non sia più così, la telefonia fissa è diminuita drasticamente a favore di quella mobile, la quale fa davvero fede al suo nome ed ha una “mobilità” repentina nell’apertura e chiusura dei rapporti con i vari operatori e quindi contribuisce fortemente a far perdere l’ancoraggio fondamentale dell’immediata reperibilità

A suo avviso i poteri di indagine nel processo di recupero andrebbero implementati o sono sufficienti a garantire le performance e il rispetto dei diritti?
E’ fuori discussione che i diritti dei Clienti vadano rispettati, e mi spingo a dire, sempre! Anche nel caso in cui i primi a non rispettare i diritti del Creditore siano i Clienti stessi che non pagano le rate dei prestiti. Questa del resto è la sperequazione che registriamo nel nostro lavoro quotidiano. Chi è tutti i giorni sul campo e deve rintracciare Clienti irreperibili e raccogliere informazioni essenziali al recupero del credito, gli strumenti e poteri a disposizione sono davvero limitati. Ma non mi riferisco solo e tanto ai poteri di indagine e raccolta di informazioni, penso piuttosto alla carenza di strumenti che si possono mettere in atto nell’attività di recupero stragiudiziale. Siamo nel pieno del dibattito della riforma della giustizia e di fatto tutto indirizza ancora verso il recupero del credito per via giudiziale, con tempi e costi insostenibili, che pongono il nostro Paese fuori da ogni attrattività di investimenti.

Che impatto può avere nel recupero stragiudiziale la riforma della giustizia che ha dato questi nuovi poteri d’indagine agli ufficiali giudiziari e se la ritiene uno stimolo?
Senza dubbio l’implementazione dei poteri di ricerca dei beni del debitore, da parte dell’Ufficiale Giudiziario, anche prima che il Creditore abbia promosso l’esecuzione, è un fatto davvero importante. Colmerebbe un “deficit” informativo che penalizzava il Creditore, consentendo all’ufficiale giudiziario l’accesso diretto nelle banche dati pubbliche contenenti informazioni rilevanti ai fini dell’eventuale esecuzione, in primo luogo l’anagrafe tributaria, ivi compreso il c.d. archivio dei rapporti finanziari. Aiuterebbe a indirizzare le azioni legali coerenti con il risultato atteso, sollevando il Sistema Giudiziario (e il Creditore) da inutili e costose azioni che contribuiscono a ritardare quelle solide e coerenti con la “capienza” del Debitore.

Quali sono, se ci sono, delle policy di gruppo a livello europeo per una realtà come UniCredit o ogni paese ha le sue regole?
In UniCredit esistono delle Linee Guida fondate su una Carta di Integrità sottoscritta dai dipendenti. Il cardine principale è quello della condivisione di Valori quali, Equità, Trasparenza, Rispetto, Reciprocità e Libertà. Per quanto ovvio sotto il profilo tecnico, UniCredit, pur essendo una Banca Multinazionale, è tenuta ad adattare i suoi Valori alle leggi e regole di ogni Paese in cui opera.

di Marco Recchi
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