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Privacy in ufficio, Strasburgo dà ragione alla Snfc


a cura di Redazione
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Privacy in ufficio, Strasburgo dà ragione alla Snfc

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha rigettato l’accusa di violazione della privacy da parte di un ex dipendente di Snfc, dopo che l’azienda statale francese aveva aperto i suoi file personali 

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La Corte di Strasburgo ha dato ragione alla Snfc, la società statale che gestisce le ferrovie francesi, rigettando l’accusa di violazione della privacy in ufficio avanzata da Eric Libert, ex dipendente dell’azienda. Secondo i giudici della CEDU, i file che Eric Libert aveva salvato sul computer dell’ufficio riportavano la dicitura “personali” e non “privati” , perciò potevano essere aperti dal datore di lavoro anche in mancata presenza del dipendente.

I fatti in questione risalgono al 2008 quando la Sncf ha licenziato in tronco il proprio dipendente, all’epoca vice capo dell’unità di sorveglianza regionale di Amiens, dopo aver scoperto che tra i file salvati sul suo pc in ufficio c’erano una serie di certificati falsi e dei video pornografici. L’uomo ha fatto subito ricorso al tribunale industriale (e successivamente alla corte d’appello francese) avvalendosi del fatto che il suo datore di lavoro, aprendo a sua insaputa dei file personali, avrebbe violato il suo diritto alla vita privata previsto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Nonostante i reiterati appelli ai tribunali francesi, Libert non era riuscito a convincere i giudici che grazie ai colleghi di Strasburgo hanno avuto definitivamente ragione delle loro scelte.

Oltre all’errata dicitura riportata nei file, la CEDU ha tenuto conto del fatto che gli stessi occupavano gran parte del disco rigido e che quindi era poco probabile che potessero essere di natura privata. Inoltre, Strasburgo ha anche preso atto delle conclusioni dei tribunali francesi secondo cui la Snfc avrebbe legittimamente garantito che i suoi computer fossero utilizzati “in linea con gli obblighi contrattuali e le normative applicabili”. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha osservato che la corte d’appello di Francia ha dichiarato che “il signor Libert ha commesso una grave violazione del codice etico/professionale della Snfc e degli orientamenti interni pertinenti”, nonché “le sue azioni erano state particolarmente gravi perché, in quanto funzionario responsabile della sorveglianza generale, avrebbe dovuto dare l’esempio”.

A cura della Redazione
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