Big Data, decuplicato il volume dei dati nel mondo dal 2011 al 2018


a cura di Redazione
segreteria di redazione

Il recente rapporto del Garante per la privacy, AGCOM e AGCM ha delineato i cambiamenti che la crescita dei Big Data ha avuto sugli utenti e sul mercato


Negli ultimi anni i Big Data sono aumentati notevolmente, acquisendo un’importanza via via cruciale per l’economia del mondo. Le aziende raccolgono un enorme quantità di dati, che vengono elaborati al fine di migliorare i processi decisionali e produttivi delle stesse. Sulla base di questa premessa, il Garante per la privacy, insieme ad AGCOM e AGCM, ha pubblicato di recente uno studio dove viene tracciato un bilancio sulla crescita dei Big Data e sulle sfide che si prospettano in futuro. Avviata nel 2017, l’indagine ha approfondito, attraverso audizioni e richieste di informazioni a imprese, associazioni di categoria ed esperti in materia, i cambiamenti derivanti dai Big Data sugli utenti che forniscono i dati, sulle aziende che li utilizzano e sul mercato in genere.

Dalla relazione è emersa una crescita esponenziale nella formazione dei dati: dal 2011 al 2018 il volume dei dati creati nel mondo è aumentato di dieci volte. Nel 2018 era di 28 ZB (zettabyte), per il 2025 si prevede che arriverà a 163 ZB. “In un minuto” si legge nello studio “vengono inviati 44 milioni di messaggi, sono effettuate 2,3 milioni di ricerche su Google, sono generati 3 milioni di “mi piace” e 3 milioni di condivisioni su Facebook, e sono effettuati 2,7 milioni di download da YouTube”. Questa espansione, guidata dall’affermazione delle piattaforme on-line, subirà un’ulteriore accelerazione con la connessione tra oggetti e le applicazioni 5G.


Il report ha inoltre evidenziato quali saranno le prossime sfide sul fronte dei Big Data. Esse riguarderanno: la centralità del dato, anche come bene economico, e l’ importanza della sua tutela come diritto fondamentale della persona; l’impatto della profilazione algoritmica e delle piattaforme on-line  sul grado di concorrenza in vecchi e in nuovi mercati rilevanti; l’effetto del programmatic advertising sulla qualità dell’informazione e sulle modalità di diffusione e acquisizione della stessa; la tutela e la promozione del pluralismo on-line in un contesto informativo esposto a strategie di disinformazione e di hatespeech; la necessità di garantire trasparenza e scelte effettive al consumatore, con particolare attenzione alla tutela dei minori, in relazione al consenso circa l’uso del proprio dato; la protezione del dato personale anche in ambiti non attualmente coperti dal GDPR; la definizione di politiche di educazione in relazione all’uso del dato.

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