Cassazione: commette reato il dipendente che cancella file aziendali


a cura di Redazione
segreteria di redazione

Di recente la Cassazione ha condannato per sottrazione indebita un dipendente che aveva formattato il notebook aziendale prima di licenziarsi


La rimozione di file aziendali da parte dei dipendenti costituisce reato di furto e danneggiamento al patrimonio dell’azienda. L’hanno stabilito i giudici della Cassazione con la sentenza n. 11959/2020 dello scorso 13 aprile. Al centro della vicenda il dipendente di un’azienda che, prima di licenziarsi, aveva restituito il notebook aziendale con l’hard disk formattato. Oltre al fatto che il dispositivo non conteneva i file originariamente presenti, quest’ultimi potevano essere rinvenuti solo sui computer utilizzati dall’imputato.

A seguito della condanna in Appello per appropriazione indebita, il lavoratore aveva presentato ricorso presso la Cassazione contestando l’inapplicabilità del reato e sostenendo la tesi che “il file informatico non poteva essere inteso come cosa mobile, pertanto non era ipotizzabile una materiale presa di possesso con sottrazione al proprietario”.

La richiesta è stata rigettata dalla Corte Suprema che ha richiamato a proprio favore la definizione di file e di byte quali entità dotate di una propria fisicità, poiché occupano una porzione di memoria della componente hardware di un computer, in definitiva una cosa mobile. Se da un lato vi è stata sottrazione indebita, dall’altro gli ermellini hanno attribuito al lavoratore anche il reato di danneggiamento a fronte della rimozione dei dati nel momento in cui egli stesso ha deciso di formattare il dispositivo. In questo modo per l’azienda proprietaria dei file diventava impossibile accedere direttamente alle informazioni.

Già in passato la Cassazione si era espressa in materia, stabilendo che i dipendenti che di propria iniziativa rimuovono file di proprietà dell’azienda per cui prestano servizio incorrono nei reati di furto e danneggiamento. Il discorso è valido anche se i dati non dovessero venire cancellati definitivamente, ma richiedessero comunque operazioni onerose per essere recuperati.  In un contesto così definito sarà sempre più importante per le aziende sottolineare nei regolamenti interni il divieto di procedere autonomamente all’eliminazione dei file contenuti nei dispositivi informatici. Dall’altro lato, sussistendone i presupposti, le imprese potrebbero anche attivare specifici controlli volti alla verifica di illeciti da parte dei propri dipendenti.


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