Donna & Guardia Particolare Giurata: soddisfazioni e difficoltà


a cura di Cosimo Cordaro
direttore editoriale

Donna & Guardia Particolare Giurata: soddisfazioni e difficoltà
Intervista alla Guardia Particolare Giurata Giada Calistri


Giada Calistri è una giovane donna di 35 anni che da nove svolge con passione la Guardia Particolare Giurata (GPG), operando sia di giorno che di notte, con il caldo e con il freddo, con il sole e con la pioggia, a Firenze e provincia.

Il legame tra Giada e la sua professione è talmente forte che ha deciso di scendere in campo a fianco dei propri colleghi ricoprendo la carica di Segretario Provinciale di Firenze e Pistoia per A.N.G.G.I – Associazione Nazionale Guardie Giurate Italiane.


Per rendere omaggio alle tante donne nostre lettrici, per la loro festa, abbiamo deciso di intervistarla per comprendere pregi e difetti della sua professione

Perché ha deciso di intraprendere questa professione e come nasce la sua passione per questo lavoro?
Ho intrapreso questa professione per caso e per scelta. Specifico meglio, a gennaio 2008 sono rimasta senza lavoro e il mio fidanzato di allora, che era una guardia particolare giurata, mi fece consegnare il mio curriculum ad un istituto di vigilanza che ricercava degli operatori multiservizi non armati.
A febbraio fui assunta e dopo pochi mesi mi fu proposto di passare al settore armato. Accettai e, nonostante non sempre sia semplice soprattutto per una donna, non me ne sono mai pentita perché mi permette di vivere in maniera dignitosa con uno stipendio fisso.

Ci racconta la situazione più difficile che ha dovuto affrontare?
Mi ritengo molto fortunata perché ad oggi non ho dovuto affrontare situazioni particolarmente difficili, se non quelle di ordinario servizio per una gpg e questo può portare a pensare che possa essere favorita in quanto donna sull’assegnazione delle postazioni di servizio, ma non è così.
Ho lavorato nei cantieri di notte da sola, ho fatto piantonamenti alle banche, ho fatto servizio a manifestazioni sportive, insomma ho fatto anch’io la famosa “gavetta”.
La situazione più difficile al momento è quella di dover effettuare turni che troppo spesso ti lasciano poco spazio per la vita privata.

Quali le maggiori soddisfazioni che le ha portato questa professione?
Le soddisfazioni, in questo settore, arrivano solo ed esclusivamente dalle utenze dove presti servizio perché se fai un buon lavoro ti fanno i complimenti. Difficilmente l’istituto per cui lavori ti riconosce qualche merito e questo è molto deprimente (basti pensare che l’inquadramento al terzo livello che mi spettava dal CCNL l’ho ottenuto dopo una lunga causa conclusasi a mio favore).
Ma nonostante tutto continuo a fare il mio dovere e non per sentirmi dire grazie ma per me stessa e per la mia dignità.

Quali le maggiori difficoltà?
Le difficoltà in questo settore sono molteplici a partire dai turni, spesso lunghi e stressanti, dove mancano le ore di riposo, turni già difficoltosi per un uomo, lascio immaginare per una donna; l’ostruzionismo dei vari istituti che tanto pretendono e poco danno; le difficoltà logistiche e, soprattutto per i livelli più bassi, il dover effettuare un alto numero di straordinari per raggiungere uno stipendio ai limiti della decenza.

Cosa chiederebbe al legislatore per migliorare il suo lavoro?
Per migliore il settore si potrebbe e si dovrebbe agire in tanti modi.
Nell’immediato e con urgenza servirebbe una normativa che imponga ai vari istituti, attraverso controlli e sanzioni, il rispetto del CCNL (che non è proprio il massimo ma comunque c’è) e dei vari contratti integrativi provinciali ove presenti.
In ANGGI giungono, soprattutto dal sud Italia, molteplici segnalazioni di colleghi che, pur di portare a casa uno stipendio, sono costretti a lavorare in turni disumani con stipendi al di sotto della soglia di povertà perché alcuni istituti applicano non si sa bene che contratto ignorando totalmente quello attualmente in vigore.
Successivamente c’è da operare sugli stipendi adeguandoli al costo della vita. Per quanto riguarda progetti più importanti auspichiamo di poter avere quanto prima un inquadramento giuridico e che ci venga data la possibilità di istituire un albo professionale. A.N.G.G.I sta lavorando ad entrambi i progetti e nello specifico abbiamo già presentato il progetto alla Presidenza della Repubblica che ha risposto che lo stesso è all’attenzione del Presidente che ha già sollecitato il Ministero dell’Interno affinché dia quanto prima una risposta. Questo permetterebbe di avere personale più formato e di conseguenza una maggiore qualità dei servizi offerti.
Vorrei terminare dicendo che in questo paese ci sono oltre 45000 tra uomini e donne che svolgono questo lavoro e che da troppo tempo sono dimenticati dalle istituzioni e che da troppo tempo aspettano che il proprio lavoro venga riconosciuto e rispettato e, nonostante in molti abbiano perso fiducia nei sindacati e nelle associazioni di categoria, A.N.G.G.I continuerà a lavorare per dare voce a tutti loro.

di Cosimo Cordaro
© Riproduzione riservata


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