Servizi fiduciari fuori dalla lista delle attività essenziali: le associazioni scrivono al Governo


a cura di Redazione
segreteria di redazione

In una nota alle Istituzioni, le associazioni di categoria del comparto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari hanno evidenziato quest’ultima attività meritevole di essere iscritta nell’elenco delle attività essenziali

Nella serata di domenica 22 marzo il Governo, a fronte della decisione di chiudere tutte le imprese italiane, ha diramato un nuovo DPCM – Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri – contenente i codici ATECO delle attività che non si fermano in quanto considerate essenziali. Nell’elenco figurano anche i servizi di vigilanza privata e i sevizi connessi ai sistemi di vigilanza. Tuttavia, non è compreso il codice ATECO dei “servizi fiduciari”. La scelta del Governo ha destato alcune perplessità alle associazioni di categoria del comparto. FederSicurezza, Assiv, Univ, Anivp, Assovalori e Legacoop hanno inviato alla Protezione Civile, ai Ministeri dell’Interno, della Salute, dell’Economia e del Lavoro e alle Prefetture una nota congiunta in cui ritengono i servizi fiduciari meritevoli di essere iscritti nell’elenco delle attività essenziali, indicando anche i codici ATECO corrispondenti alle suddette attività.

A margine il Presidente di FederSicurezza, Luigi Gabriele, ha commentato la questione lamentando il silenzio delle Istituzioni nei confronti del comparto della vigilanza privata, scorta e trasporto valori e servizi integrati di sicurezza “che nella loro poliedrica complessità, integrano e completano, e in altre situazioni sostituiscono, l’attività delle Forze dell’Ordine”. Nelle specifico, il Presidente di FederSicurezza ha evidenziato come questa negligenza da parte del Governo ricada proprio in un momento in cui “le risorse umane dedicate ai diversi servizi di sicurezza privata rientrano tra quelle naturalmente esposte al rischio virus”, senza contare che le stesse guardie giurate devono ancora vedere la luce di una “riforma strutturale del proprio CCNL”, fermo dal 2015. Gabriele ha infine puntato il dito sulle misure del Decreto “Cura Italia” lamentando alcune incongruenze di fondo, soprattutto per un settore che allo stato attuale “ha bisogno di provvedimenti mirati a far sì che, beneficiando di una qui fortemente richiesta sospensione generalizzata dei pagamenti di oneri contributivi, fiscali, comunque erariali, possa, almeno nel breve periodo, mantenere quella liquidità di cassa indispensabile per onorare gli impegni retributivi nei confronti delle risorse umane dedicate”.

 

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