Vigilanza privata in campo per l’emergenza


a cura di Redazione
segreteria di redazione

L’intervista di StopSecret Magazine al presidente di FederSicurezza, Luigi Gabriele

Il presidente di FederSicurezza, Luigi Gabriele ha concesso un’intervista a StopSecret Magazine, in cui ha esposto le principali problematiche che il settore della vigilanza privata sta affrontando in queste settimane di emergenza. Gabriele ricorda ancora una volta l’impegno delle imprese e di tutti gli addetti del comparto per far fronte alla pandemia. Tuttavia, annota con rammarico “l’assordante silenzio in merito” da parte dei media e delle Istituzioni, con le quali una volta terminato questo drammatico momento occorre riaprire un dialogo urgente e profittevole.

Quante risorse sta impiegando il comparto della vigilanza privata nella gestione dell’emergenza?
Nella gestione dell’emergenza, ad oggi il comparto è riuscito a mantenere in servizio attivo tutte le sue risorse, quelle quotidianamente impegnate nell’ambito della filiera della Sicurezza privata, quindi nella Vigilanza armata, disarmata, scorta e trasporto valori, pattugliamento auto montato, piantonamenti fissi, servizi  con unità cinofile, servizi speciali e tutta la vasta gamma dei servizi fiduciari, per un  totale di risorse impegnate non inferiore alle 40.000 unità per i servizi “tradizionali” ed almeno altrettante per i servizi fiduciari che vanno a completare la “filiera”.

Quali sono le maggiori difficoltà per il settore in questo momento?
Le difficoltà spaziano dalla carenza assoluta di interesse per il comparto da parte del Ministero dell’Interno, che sì è limitato unicamente ad ampliare i termini di decorrenza di iter burocratici di approvazione, a tutela dell’attività dei propri uffici periferici, omettendo di prendere, benché sollecitato, qualsiasi iniziativa atta, visto il livello autorevole del possibile intervento, a favorire l’assegnazione di dotazioni di sicurezza agli operatori, nell’impossibilità oggettiva delle Imprese a provvedere in proprio. In via subordinata, la difficoltà di comunicazione con le singole Prefetture che hanno in molti casi adottato procedure difformi l’una dall’altra. Questo a prescindere dalle incertezze determinate sulla possibile prosecuzione di tutti i servizi nel susseguirsi non proprio razionale delle disposizioni governative e regionali.

Quali saranno i nodi principali da affrontare con le Istituzioni appena terminata la crisi?
Il nodo per eccellenza permane quello di un’inderogabile radicale palingenesi del rapporto con l’Istituzione tutoria, leggi il Ministero dell’Interno, colloquio che di fatto si è da tempo, e certamente non per colpa delle Parti Sociali, completamente interrotto, mentre, lo diciamo volentieri, ha funzionato quello con Banca d’Italia, Poste Italiane e Abi.
Ed è questo il nodo “istituzionale”.

Quale scenario si prospetta per il settore nel post-emergenza?
Il problema principale sarà quello del mantenimento dei livelli occupazionali, atteso che già ora esistono più dubbi che certezze in ordine alla procedibilità dell’accesso agli ammortizzatori sociali, in presenza di una proliferazione tutta italiana di quegli accordi territoriali che sono stati individuati come propedeutici all’accesso, che si sommano agli accordi con le Organizzazioni sindacali, anche questi binari, cioè a dire di livello centrale e o territoriale se non anche aziendale.
Permane poi il nodo “strutturale”: tutti vogliono la sicurezza, il sistema statuale non può garantirla esaustivamente in tutte le forme di servizio richiesto, perciò cresce la complementarità di sevizi che possono garantirla.
L’utenza, anche quella pubblica, si badi bene, non ritiene di dover/voler riconoscere il giusto valore economico del servizio che tuttavia vuole.
Le Imprese sono in affanno permanente, le risorse umane impiegate rimangono insoddisfatte di quanto possono ricevere, pur mantenendo entrambi, con sacrificio palese, gli impegni reciproci.
Le Istituzioni non recepiscono da anni il problema.
Non vorremmo che domani, ma forse già oggi, fosse troppo tardi.
E grazie per quest’intervista, che cade in un momento di “silenzio stampa” su di noi davvero assordante.

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