Vigilanza privata: steward a Pordenone, l’Anivp non ci sta


a cura di Redazione
segreteria di redazione

Secondo l’associazione della vigilanza privata, l’uso degli steward per mantenere la sicurezza in città “non ha alcun riferimento normativo”


A Pordenone, si sta consumando l’ennesima battaglia sull’utilizzo improprio delle forze di vigilanza privata e sicurezza complementare. A inizio settembre nel capoluogo friulano sono arrivati gli steward con il compito di sorvegliare parchi, parcheggi e aree sensibili e garantire la sicurezza dei cittadini. Tuttavia, questa scelta da parte del Comune ha fatto alzare qualche sopracciglio nel mondo della vigilanza privata. A luglio infatti, quando il Comune di Pordenone pubblicò la gara d’appalto, l’Anivp (Associazione Nazionale Istituti Vigilanza Privata) inviò una lettera alla Prefettura e alla Questura di Pordenone evidenziando che lo steward “non ha riferimenti normativi” per svolgere le mansioni richieste.

Da allora non ci fu risposta. “Non è ovviamente in discussione l’importante obiettivo dell’Amministrazione comunale, ovvero quello di garantire maggiore sicurezza e vivibilità alla città” ha detto Claudio Moro, presidente di Anvip, “ma ci teniamo a sensibilizzare le Istituzioni sulle figure professionali scelte per farlo e sulla base normativa su cui si basano queste delicate competenze”.

La protesta è stata cavalcata anche da Corpo Vigili Notturni, società di vigilanza privata friulana. “Per quanto si tratti di personale qualificato” ha sottolineato Daniele Zorzi, amministratore unico di Corpo Vigili Notturni “la figura dello steward si occupa solo di sicurezza passiva e ha competenze troppo limitate nella gestione delle situazioni a rischio”. La legge che definisce gli ambiti operativi degli steward è il D.M 6 ottobre 2009. Dal punto di vista normativo, gli steward possono svolgere attività di controllo esclusivamente per “le attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico, in pubblici esercizi, in spazi parzialmente o temporaneamente utilizzati a fini privati, ma comunque inseriti in luoghi aperti al pubblico”.

“Gli steward non possono reagire, non hanno possibilità di difesa e non hanno una centrale operativa che risponda immediatamente alla richiesta di intervento” ha concluso Moro “Tutte caratteristiche che invece possiedono le guardie particolari giurate, oltre a tutte le competenze tecniche e l’esperienza necessaria”.


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