Investigazioni: quando le prove sono nelle ossa


a cura di Redazione
segreteria di redazione

La richiesta di figure specializzate in antropologia forense è in costante aumento. Tuttavia, per svolgere questa professione servono molti anni di studio e pratica

A volte gli indizi di un’indagine stanno nelle ossa della persona deceduta: ecco allora che medico legale, investigatori e talvolta giudici si trovano costretti a chiamare in causa una figura altamente specializzata, l’antropologo forense. L’antropologo forense si occupa dell’analisi di scheletri rinvenuti nel corso di un’indagine. Questa particolare disciplina si rivela necessaria per l’identificazione dei resti umani, per la stima del profilo biologico dell’individuo rinvenuto (età, sesso, etnia, statura) per l’individuazione di eventuali patologie e/o traumi e del tempo trascorso dalla morte del soggetto.

Tuttavia, per esercitare questa professione, che nella maggior parte dei casi viene svolta in forma autonoma, sono richieste competenze specifiche e multidisciplinari. In particolare, la specializzazione è un aspetto fondamentale per poter svolgere questa attività. Attualmente il mercato richiede antropologi qualificati e certificati, che siano in grado di lavorare con altri esperti di discipline forensi per interpretare al meglio le prove disponibili e per ottenere risultati sempre più scientificamente accurati.


Dal punto di vista pratico, oltre alla laurea, è necessario possedere almeno un dottorato o un master. La più importate organizzazione per la certificazione degli antropologi forensi si trova negli Stati Uniti e si chiama ABFA (American Board of Forensic Anthropology). Secondo l’ABFA, la certificazione al titolo di antropologo forense prevede un dottorato in antropologia o in un campo strettamente correlato, esperienza e contributi effettivi alla disciplina e il superamento di un esame finale scritto e pratico. La certificazione ha cadenza triennale.

Nel corso degli ultimi anni a supportare il lavoro dell’antropologo forense c’è stato anche uno sviluppo tecnologico che è proseguito di pari passo. Nell’adempiere il suo ruolo, questo professionista fa uso di tutta una serie di dispositivi tecnologici sofisticati e all’avanguardia, come ad esempio la total station e il GPS per il recupero dei dati sul campo, i software di analisi metrica, la spettrometria XRF per conoscere i componenti di un elemento o la fotografia specializzata, come ad esempio a raggi infrarossi o ultravioletti.

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